Provaci ancora, Trap

Trap

Chi te l’ha fatto fare? Sono in molti a chiederselo, dopo averlo sentito commentare i primi match della Nazionale italiana di calcio. Spento, ripetitivo, stanco, oggetto del ridicolo di mezzo mondo web, e laddove non c’era disprezzo era arrivata la pietà per le tante primavere sul groppone. Eppure Giovanni Trapattoni aveva lasciato, tutto sommato, un bel ricordo nella memoria storica dell’italiano-tifoso, nonostante come ct azzurro fece registrare punti assai bassi, tra un Mondiale finito presto e un Europeo appena cominciato (2002-2004). Ma la sua simpatia, la sua verve, i suoi modi proverbiali (divenuti un “totem” per Mai dire gol) avevano sopperito sempre i limiti tecnici e le testardaggini calcistiche, con il suo atavico catenaccio e un gioco poco proteso allo spettacolo e al ricamo estetico. Sembrava ormai scomparso dai radar del pallone, dopo gli ultimi exploit in giro per l’Europa (uno scudetto in Austria, miracoli sportivi in Irlanda) quando eccotelo lì, pronto a commentare la “sua” Nazionale. Probabilmente la passione per il calcio ha avuto la meglio sulla ragione, se le sue “pillole” in cabina di regia sono già divenute un caso da barzelletta per la Rete. Poco male, ad ogni modo. Per chi ama questo sport rimane ovviamente ben altro del Trap, i suoi fischi leggendari, le sue sfuriate, il suo modo tutto “naif” di intendere il campo da gioco. Un modo (e un mondo) probabilmente tramontati, legati a tessiture popolari, vicende umane e non finanziarie, un universo tutto cuore che con Internet e i social del terzo millennio hanno ben poco a che fare.

https://www.youtube.com/watch?v=4GESCUwCV5g

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